Per capire la relazione tra discorso, potere e verità, c'è un autore che più di altri può aiutarci; si tratta di Foucault.
I discorsi non proliferano liberamente, anche questi come altre sfere della vita
sono sottoposti a controlli, limitazioni, rarefazioni; sono il risultato di un certo ordine del discorso sostenuto dalle istituzioni, costruito, abilmente, attraverso procedure e meccanismi.
Potenza degli enunciati imprevisti e i metodi che sono stati adottati nel corso della storia per controllare i discorsi e depotenziarne la leva sovversiva: “suppongo che in ogni società la produzione del discorso è insieme controllata, selezionata, organizzata e distribuita tramite un certo numero di procedure che hanno la funzione di scongiurare i poteri e i pericoli, di padroneggiare l'evento aleatorio, di schivarne la pesante, temibile materialità”. p.4-5.
A partire da qui individua le varie procedure di costrizione del discorso: “quelle che ne limitano i poteri; quelle che ne padroneggiano le apparizioni aleatorie; quelle che operano una selezione tra i soggetti parlanti. Queste limitazioni vengono agite in vari contesti, come i manicomi, la famiglia, le fabbriche, le università, per evitare che venga violato/alterato un cero ordine del discorso su cui l'istituzione vigila. Come in una partita a scacchi, le regole del gioco discorsivo, a volte evidenti a volte meno, non servono solo per comunicare ma anche per limitare, gli effetti di verità che altri discorsi potrebbero avere.
Questa “polizia” discorsiva sarebbe, per Foucault, alimentata da un senso d'inquietudine rispetto al discorso su cui, per l'appunto, in funzione contenitiva, da tempo si vigila:
“E l'istituzione dice: Non devi aver timore di cominciare; siamo tutti qui per mostrarti che il discorso è nell'ordine delle leggi; che da tempo si vigila sulla sua apparizione, che un posto gli è stato fatto, che lo onora ma lo disarma; e che, se gli capita d'avere un qualche potere, lo detiene in grazia nostra, e nostra soltanto”. p.4.
Se nella storia si procede verso l'imbrigliamento del discorso è perché, proprio nella proliferazione discorsiva, vi è un che di minaccioso, sovversivo: “Ma cosa c'è di tanto pericoloso nel fatto che la gente parla e che i suoi discorsi proliferano indefinitamente? Dov'è dunque il pericolo?”. p.4.
La posta in gioco è alta; il discorso “non è solo ciò che manifesta o nasconde il desiderio, non semplicemente ciò che traduce le lotte o i sistemi di dominazione, ma ciò per cui, attraverso cui, si lotta, il potere di cui si cerca d’impadronirsi”. p.5.
Per questo, nel nostro vivere quotidiano, non si può dire tutto, non in ogni circostanza, non tutti possono dire con la stessa efficacia e credibilità. Vi sono rituali di circostanza da rispettare, e vi è un diritto privilegiato o esclusivo di alcuni soggetti a parlare rispetto ad altri. Ciò che è all'opera per Foucault all'interno dei discorsi è una sorta di “polizia” discorsiva che accerchia il discorso agendo all’interno e all'esterno di questo, attraverso procedure di controllo ed esclusione.
autore E. Della Corte
http://esodoweb.net/inchieste/polizia-discorsiva/5-foucalut-ordine-del-discorso
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