mercoledì 11 settembre 2013

Lettere dal giardino


Il laboratorio essere paesaggio viene da lontano, da un anno di lavoro di un collettivo di persone, di varia umanità, di bellezza imperfetta, di tanti modo di stare al mondo...
Quelle che seguono sono le lettere che ognuno di noi ha scritto agli umani: dal proprio giardino.

Carissimo umano,
ti ho visto fermarti sotto i miei rami, in autunno, e raccogliere le foglie gialle e rosse. D’inverno sono stato nudo, tronco liscio, rami e legno rossastro. Fuori la tempesta, ma dentro riposavo. Poi arrivò la primavera e fu una festa di fiori. Io mi sentivo bello, bellissimo, ma anche un po’ fragile, quando il vento posava i petali bianchi dai riflessi rosa sulla terra appena lavorata. Nel frattempo mi rinnovavo con foglie d’un verde fresco e brillante.

Carissimo umano, ti ho visto anche quel giorno d’aprile gioire in giardino, nel vedere i miei frutti acerbi appena iniziare, e poi scoprirli a maggio d’un tratto rossi e chiederti come fosse possibile d’improvviso. Ma non è stato d’improvviso: hai dimenticato quanta attesa, quanto sole e quanta pioggia?

 Ora sono carico e ce n’è per tutti: per il vicino al lato che non saluti, per la tua famiglia e per i tuoi amici, per gli insetti e per le muffe, da cui mi riparo con una resina trasparente e profumata. Ce ne è anche per gli uccelli che provi a scacciare, ma loro sono più furbi di te e inoltre hanno le ali. Caro umano, non fare l’egoista, il mio nome antico è “Prunus Avium”, ovvero “Ciliegio degli uccelli” e dovrete trovare un accordo comune. 

Nella stagione della mia pienezza che è adesso, io sono un albero possente e generoso, e ti invito a mantenerti prezioso, tenero e bianco sotto la scorza scura, così come il mio legno.
Dal profondo della mia linfa,
Il Ciliegio.

 

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